Sembra che lo specchio abbia fatto il suo dovere, che i processi alchemici che ho prima elaborato e poi messo in atto non mi abbiano tradito. Dov’è finito, l’Altro? La risposta, che non è mai stata sicura, nonostante i calcoli siano sempre stati dalla mia parte, corrobora l’esito del mio esperimento: io e l’Altro occupiamo la stessa fetta di continuum, ma la mente sono io, il controllo è mio. Non è semplice descrivermi; c’è qualcosa di sbagliato, nel mio aspetto… qualcosa di repellente… di assolutamente riprovevole. Non ho mai schifato così tanto qualcuno. Devo avere una qualche deformità… anche se non so quale. Vedo, tuttavia non riesco a descrivermi. Ma di una cosa posso dirmi certo: la ∑ è maggiore degli addendi.

Se osservo lo specchio con gli occhi, non vedo nulla. Mentre, se lascio che a filtrare la mia percezione sia l’amigdala, lo scenario cambia: la persona nello specchio si delinea più vera di me, perfino più autentica del riflesso perfetto del mio Arcinemico. Nessuno di noi due è l’opposto dell’altro, ma sei comunque libero di pensare il contrario o qualcosa di completamente differente. Guardami, e urla che ho ragione! Non ho bisogno di guardarti, per stanare la Tua maleficentissima volontà: mi basta chiudere un occhio, fingendo di tagliare in due la realtà, lasciando, a quel punto, che i sudditi di Salomone facciano il resto.

Il tuo nome, Pistolero, morirà con te, mentre il Mio, l’ennesimo di una successione infinita, all’ora Ω assorbirà l’eco strozzata del big crunch per poi dirigere una coreografia di specchi che racconterà di un cuore identico al Mio ma allo stesso tempo opposto. Sembra proprio che Tu stia raschiando il fondo, se cerchi di fregarmi così, con degli squallidi paradossi. Devi impegnarti di più, molto di più, se vuoi che la quinta dimensione espanda il Tuo regno di morte…

Viaggi che diventano loop, falsi movimenti, illusioni reali come la parete ipnotica di un trompe-l’oeil di carne viva. Sono in trappola, ma anche libero di immaginare la mia fuga. La Leva del Caos è la mia unica possibilità di salvezza. Ma stavolta sarà diverso, perché se in passato l’ho attivata più per errore che per altro, d’ora in poi, incassata la lezione, mi servirò del suo potere con un desiderio in testa: vincere. L’esito è sia certo che incerto; sì, frustrante… ma va bene così perché è esattamente nella zona grigia che separa i due esiti che spero di fagocitare la quinta dimensione ≅ Leva del Caos: arma cromata e dagli output aleatori descritta da un manuale che può essere vero o falso ■

Non Mi servi tutto, Mi basta un tuo pezzo, anche minuscolo, trascurabile. Ho imparato ad attaccare il nemico senza che lui si accorga di Me. E nel caso te lo stessi chiedendo: sì, per te è già tardi – nessuno di noi due può tornare indietro. Ricordo un virus informatico, hai ragione. Ma con una differenza rilevante: le Mie copie sono perfette quanto Me, hanno la Mia stessa capacità di liberare la vita dal caos della libertà. Il tuo predecessore e mentore Mi rispettava. Ti sei mai chiesto perché abbia rinunciato alla caccia, alla sua pistola? Non devi rispondere… domanda retorica: fare l’eroe ti ha confuso, distratto, ti ha infettato per poi trasformarti in qualcosa che non riconosci più. Fossi in te, comincerei a domandarmi quale sia il virus da debellare ↔ Come eroe, sarai sempre al di sotto delle tue aspettative; mentre, invece, come Mio alleato saresti perfetto, in quanto applicheresti una cieca legge naturale: cieca, perché la natura materiale non ha intelligenza né libertà.

La sonnolenza residua è una colata di nirvana imperfetto, uno stato di appagamento solo virtuale attraverso cui, in filigrana, vedo una sagoma mutevole, ora umanoide, ora un po’ meno, nel secondo caso, in particolare, più lucertola che scimmia. Non è forse un indizio, questo, che va nella direzione della tesi di cui sono sempre più convinto, e cioè che il mio Arcinemico ha una nuova forma, e magari anche un nuovo nome? Perché quella sagoma mi fa sentire come mi facevano sentire i precedenti avatar della mia nemesi: in dovere di rimuoverla da questo continuum. I miei neuroni specchio non registrano presenze se non la mia. Mm, strano, stranissimo… impossibile. Perché ti ostini a non vedere? Se Io ∃, tu ∃ ■

Probabilmente ha ragione, quando dice che il futuro non può essere cambiato. Ma allora, mi domando, perché continuare? Dove nasce, questa forza che sento bruciarmi dentro? E poi gli specchi, ma anche tutti quegli altri corpi che riflettono, che restituiscono qualcosa. In che modo devo dirtelo, eh? Neanche viaggiare nel tempo ti sarebbe di aiuto. Il futuro e il passato sono speculari e complementari. Immagina di essere uno specchio d’acqua… in particolare la linea fittizia che lo separa dall’aria. Δ Mi sento una virgola tra range infiniti – al centro di tutto e in contemporanea in nessun luogo. Perso in me stesso, mi reimbarco sulla Voidorstest e chiedo al cervellone di bordo di dedicarmi una ninnananna. ∴ La voce campionata di Douglas R. Hofstadter comincia a intonare la fuga di Gödel, Escher e Bach, e dei loro Strani Anelli…