#14

La TV grandiosa non fu l’unico parto della Notte, che generò anche la Contesa, il Biasimo, l’Indignazione, l’Inganno, la Miseria, la Vecchiaia, la Morte. E infine l’Amore, in particolare l’impulso all’accoppiamento e alla procreazione di tutti i viventi. Se la Notte è la madre di tutto ciò che provoca angosce e dolori nella vita degli uomini, i pixel ne sono un distillato, una sintesi perfetta. Il Caos, se paragonato alla televisione, è innocuo, in quanto è riuscito solo a spaventarlo, il cuore degli uomini, senza divinizzarlo. I pixel sono riusciti là dove il Caos ha fallito: benché scalfendolo, lacerandolo, violandolo, hanno infuso nel cuore degli uomini il reagente necessario al successo del prossimo raccolto mitopoietico.

#13

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Ho fatto un sogno. O forse ero sveglio e ho sognato a occhi aperti. Poco importa, in fin dei conti. Era notte fonda, mi trovavo in sella a una motocicletta sulla cima di una montagna, da dove osservavo con indifferenza la valle sotto, al cui centro sorgeva un centro abitato. A un certo punto una voce atona mi diceva che ero in ritardo. Messo in moto, consumavo la strada che portava ai piedi della montagna. In paese non c’era anima viva. Non ti vedo, mi diceva la voce. Sono qui, la mia risposta. Familiare, quella voce: mi ricordava e ancora mi ricorda l’eroe solitario di un film western di cui, purtroppo, ho dimenticato il nome…

#12

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FEDERICA

Povera Silvia: quel pezzo di merda di Marte ha davvero pisciato fuori dal vaso, scrivendo quello che ha scritto, nel Suo ultimo libro, sulla loro storia. Io l’ho sempre detto: Marte ha una faccia che parla da sola, una di quelle che non ha bisogno di interpretazione, che nel Suo caso dice, a caratteri cubitali, anche spargimenti di sangue. Quello che Silvia provava era Vero Amore, che Lui, il Pezzo di Merda, ha preso e consumato, rendendo Silvia un po’ meno Silvia e un po’ più tuono, un po’ più simile a Lui. Ho votato per Lui, però. Ho votato perché non abbandonasse lo show. Ha un pisello che ipnotizza, l’audience ne ha bisogno.

#11

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Il primo impatto con la superficie instabile di questa cronosfera non è stato morbido, con il risultato che la perturbazione che ne è seguita mi ha costretto a riconsiderare i progetti dietro l’ideazione, la costruzione e l’azionamento della mia macchina teatrale. È evidente come le regole logiche tradizionali di cui sono portatore non bastino: il mio intendimento di questa cronosfera deve passare attraverso altro. “Incomunicabilità”. È la prima parola, la prima in assoluto, che ho visualizzato nella testa non appena ho messo piede su questo mondo. Ionesco, Adamov, Beckett, Genet e Arrabal, invece, i primi nomi. “Voler essere dei propri tempi significa voler essere già parte del passato”, mi ha sussurrato uno di loro.

#10

I labirinti morali, le nebbie esistenziali, le vite morte… ma anche le giornate di Sole: tutto passa da qui, da questo nero rettangolo di luce sintetica i cui confini squallidi, in un certo senso faticosi, anche gli dei schifano: baratro immane – chi ne varca i confini, non ritorna a casa. Prodigioso, il rettangolo, ma anche terribile. Gli dei, tuttavia, ne hanno bisogno. Ed è proprio qui vicino, infatti, che fluttua la loro nuova celestiale dimora: un nonnulla oltre gli ultimi pixel… dove il segnale muore.

#9

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SILVANA

Come li scatena Lui, gli orgasmi, non li scatena nessuno… Giove è una centralina di elettricità sessuale. Basta che Numa Lo annunci al pubblico perché davanti alla TV si scateni l’arrapamento.

Federica, la mia pasticcera di fiducia, crede che persino Numa, sì, quel maschio di Numa, voglia farsi sbattere da Giove.

Il gossip non sta in piedi, Federica si sbaglia. Numa è il mio uomo ideale, come può piacergli l’uccello?

#8

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Arrivo da un passato remoto.

Dopo un tortuoso viaggio nel mio tempo soggettivo, ho scelto di restare in questo periodo per osservare gli dei che camminano sulla Terra.

Spero che l’Elicona veda di buon occhio questa mia sosta…

Ora, poiché dal cielo l’Omega ebbe bilanciato l’Alfa, la Terra, unita d’amore con l’Oscurità, generò, dopo un coito impossibile, la televisione sublime, che trasmetteva infiniti canali e che di luce ipnotica aveva infiniti pixel, mentre vibrava ruvide lingue sotto le sopracciglia di plastica…