#5

Scendiamo dal bus e veniamo circondati da sei adolescenti trap.
– Campanellino vuole vedervi – dice il più alto di loro, un ragazzo estremamente longilineo con più tatuaggi che pelle nuda, praticamente un Young Signorino spinto fino al massimo del suo potenziale estetico di trapper.
– Ah ah ah ah ah, non esiste! – risponde Logan. – Restituitemi la mia ombra, piuttosto… e dite a Campanellino che i suoi profili Twitter può ficcarseli nel culo!
– Siete i Bimbi sperduti, vero? – dico.
I sei si scambiano uno sguardo, poi sempre il più alto di loro risponde: – Abbiamo l’impressione che tu ci abbia posto una domanda retorica, perciò il tuo dubbio rimarrà tale, poiché se ti rispondessimo sprecheremmo tempo che dovremmo utilizzare, invece, per salvare il mondo.
– Incontreremo Campanellino – dico, – portateci da lei.
– Ma cosa cazzo stai facendo? – mi sussurra Logan. – Sei impazzito?
– È un rischio che dobbiamo correre.
– Merda, merda, merda! Odio non avere alternative.
Qualcuno mi incappuccia – cala l’oscurità.

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#4

Sento che sta per tornare. Cosa mi toglierà, stavolta? Il frisbee mi completava, ma nello spirito – la carne viaggia su una frequenza diversa. Ma se stavolta, invece, il Coccodrillo volesse saziarsi proprio con della carne? Con delle mani, per esempio? Tic tac. Me la do a gambe, incappando, però, in un loop. Tic. Troppo tardi, accidenti! Tic tac tic tac tic tac tic tac. Il Coccodrillo, che voleva solo chiedermi l’ora, mi dice che la prudenza non è mai troppa. Tac.
– Ehi, siamo arrivati – mi sussurra Logan, svegliandomi con uno strattone educato ma deciso.

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#3

Logan dice che la sua stalker @campanellino gli ha appena dedicato il ventiduesimo tweet della giornata.
– Non riesco a liberarmene – aggiunge. – Se la blocco, rispunta subito con un nuovo profilo.
– Cosa dice?
– Che non devo fidarmi di te.
– Non hai motivo di credere alle mie buone intenzioni, teoricamente ha ragione.
– La sua è banale gelosia. Con i suoi tweet spera di controllarmi. Penso che la mia ombra l’abbia rapita lei… Negli ultimi quaranta giorni il volume dei suoi tweet è aumentato in modo esponenziale!
– Cos’hai scoperto?
Logan mi parla della probabile posizione geografica di @campanellino, che avrebbe individuato grazie a un team di hacker anonimi, i Bimbi sperduti.
– È a un’oretta di autobus – specifica.
– Compro i biglietti.

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#2

– Quaranta giorni fa.
– Però!
– Vorrei andare a vivere in un posto dove la luce non esiste. Ma so bene che un luogo del genere non c’è, che il mio desiderio è un’isola.
– Anch’io non trovo più qualcosa che mi apparteneva e la cui vicinanza, adesso che ci penso, mi faceva sentire completo: il mio frisbee.
– Uh.
– Ho cominciato questa mia avventura siderale con la mente resettata, come se, un attimo prima, qualcosa o qualcuno mi avesse cancellato la memoria e la coscienza, lasciandomi come unico elemento familiare della mia nuova vita quel dannato disco.
– Che fine ha fatto?
– Non ne ho idea. Ma sento che è cambiato, che la sua forma, ora, è un’altra. Spero solamente di riconoscerlo, quando i nostri continuum si incroceranno di nuovo.
– Cos’altro senti?
– Mm, ti sembrerà strano – e a me lo sembra nonostante quanto stia per dirti sia un mio pensiero – ma sento che i nostri Graal sono collegati.

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#1

Il biondino che mi siede di fronte crede di aver perso la sua ombra.
– Come ti chiami? – gli dico.
– Peter. Peter Pan.
La pancia mi sussurra di mandare affanculo questo pazzo. Tuttavia sono atterrato a Westlake per un motivo, che comunque, non devo dimenticarlo, continuo a conoscere solo in parte – nella parte utile, spero. Fortuna che il caffé che servono in questo bar è buono, ne ho già ordinato una seconda tazzina.
– Gli altri come ti chiamano? – aggiungo.
– Logan. Logan Paul.
Guardo il pavimento… e sì, confermo la diagnosi: sono in compagnia di un pazzo, la sua ombra è dove dovrebbe essere – non che mi servissero conferme, eh.
– Quand’è stata l’ultima volta che tu e la tua ombra siete stati insieme? – la colazione è una delle mie parentesi di cazzeggio: finché la mia tazzina è piena, starò al gioco.

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La Logica del Mostro

Scalpita disperato, il Prigioniero. Oppure celebra? L’orizzonte di vetro unidirezionale inibisce ogni mia capacità di comprensione: mi trovo in una di quelle situazioni dove il limite fisico è anche gnoseologico nonostante il preambolo possa lasciare presagire il contrario o comunque qualcosa di diverso. Se la natura, come dice qualcuno, schifa la possibilità di un dio nudo, allora i segni di questo rivolgimento sono un paradosso, i presagi cosmici di un amplesso tra possibile e impossibile che la matematica non sa descrivere.

Pauvre homme!

Il Demiurgo mi sovrastava e con la sua ubiquità mi governava qualunque fosse il mio stato di coscienza: sia quando ero sveglio, sia mentre dormivo, come se il tempo e la sua architettura metafisica si fossero svuotati di senso – il mio ritmo circadiano era diventato cieco, incapace di tenere il passo del carro del Sole. Le circostanze, però, sono cambiate radicalmente: sono passato dall’ologramma al delirio di onnipotenza; il Demiurgo, invece, ha perso le chiavi del regno e il suo nuovo dominio sta tutto in una bottiglia.