una straordinaria luminosità

Il nome del guardiano è Girra. E si racconta che abbia mangiato Suo fratello Gibil, prima di diventare Girra.

Girra è fuoco, il falò è Girra.

Beh voh tah mo en tah beh geh sah bah bah loh en

Un’altra falsa Nuska – dice, frustrato, il falò. – Il tuo vero nome, strega, ha i giorni contati… I tuoi giochetti hanno le gambe corte!

Di Inana non rimane nulla, a parte un leggerissimo odore di carne bruciata. La sua richiesta, così piena di amore per la Tempesta, così piena di amore, è per me carburante.

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Primo pomeriggio. Thomas e la sua amica di lunga data Cora passeggiavano insieme tra le querce di Villa Diana.

Un bambino, che correva e impugnava una Nintendo Switch Lite, tagliò loro la strada, inciampò su se stesso e cadde a terra.

– La scogliera – disse Cora. – È apparsa in tutte le rievocazioni, no?

Thomas annuì.

Cora aiutò il bambino ad alzarsi, mentre Thomas raccolse da terra la Switch Lite, che poi rese al suo giovane possessore, il quale, mormorato un “grazie”, si rimise subito a correre.

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Il totem cittadino, sia chiaro, restituiva sempre qualcosa.

Il problema del Totem non era, dunque, la sua capacità di essere ciò che era, ma, piuttosto, quel qualcosa, che nel caso di Thomas aggiungeva foschia alla foschia, soprattutto se l’argomento era quel ricordo così inafferrabile, ormai sempre più chimera.

Non so

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Sono ciò che sono, ma anche ciò che penso di essere.

La rievocazione di quel particolare ricordo (forse rimosso; forse, chissà, solo immaginato) era per Thomas un’ossessione, invece, fin troppo concreta.

Il che era quantomeno bizzarro, considerando, innanzitutto, la fosca cortina di indeterminatezza che avvolgeva l’intera recherche.

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Quando accedeva a una memoria, Thomas, in generale per nulla erratico, la rievocava in maniera sempre diversa.

Un ricordo, in particolare, sfidava la sua capacità di accesso.

Il totem cittadino era di aiuto, a volte. Ma non per quello specifico ricordo, i cui tratti così cangianti sembravano immuni persino alla serendipità.

guardiano numero 2 (ripresa)

Il falò è la metà per cui sanguinerai, mentre Inana non è che l’avanguardia da sacrificare, il soldato leggero che precede il grosso del nemico… lasciala a me.

Il vecchio cacciato dalle streghe mi chiede di passeggiare con lui.

Accetto, ma subito lo abbandono per accodarmi, senza volerlo, a Inana.

Presto, io e la strega superiamo insieme il cerchio danzante.

– Le femmine, qui – dice, – fanno cose da maschi e vogliono che i maschi facciano cose da femmine. Ridicolo! Dovremmo essere ciò che amiamo… no? – Sorride. – Uffa, vorrei tanto ricordare il titolo della canzone!

Entra nel falò e prima di iniziare a morire dice che la tempesta le mancherà, mi chiede di dirle che le mancherà.

Al tuo fianco… ricordi? Adesso tocca a te.

ॐ क्रीं कालिकायै नमः

Il fuoco ammalia… ti ammalia. Perfettamente naturale, ma per fortuna anche reversibile. Sono sempre stata al mio posto… al tuo fianco, a tenere fede al nostro patto di carne. Godi ancora, quando ricordi la nostra unione? Facciamo tutto nel Suo nome, non dimenticarlo mai… Perché se dimentichi tutto, se non rimani sul sentiero che abbiamo tracciato con le nostre carni, beh, tutto sarà stato vano… l’allucinazione diventerà la nuova legge e a quel punto nessuno di noi potrà più nulla… nemmeno Lui, che, per quanto inibito, incatenato, rimane comunque al di sopra di tutto. Ti ho visto suonare, ho visto la tua chitarra cadere. So perché l’hai lasciata andare. Ma Inana è solo un mezzo. Stavolta il guardiano è duale e le tue mani, pertanto, dovranno essere quattro.