La sonnolenza residua è una colata di nirvana imperfetto, uno stato di appagamento solo virtuale attraverso cui, in filigrana, vedo una sagoma mutevole, ora umanoide, ora un po’ meno, nel secondo caso, in particolare, più lucertola che scimmia. Non è forse un indizio, questo, che va nella direzione della tesi di cui sono sempre più convinto, e cioè che il mio Arcinemico ha una nuova forma, e magari anche un nuovo nome? Perché quella sagoma mi fa sentire come mi facevano sentire i precedenti avatar della mia nemesi: in dovere di rimuoverla da questo continuum. I miei neuroni specchio non registrano presenze se non la mia. Mm, strano, stranissimo… impossibile. Perché ti ostini a non vedere? Se io ∃, tu ∃ ■

Probabilmente ha ragione, quando dice che il futuro non può essere cambiato. Ma allora, mi domando, perché continuare? Dove nasce, questa forza che sento bruciarmi dentro? E poi gli specchi, ma anche tutti quegli altri corpi che riflettono, che restituiscono qualcosa. In che modo devo dirtelo, eh? Neanche viaggiare nel tempo ti sarebbe di aiuto. Il futuro e il passato sono speculari e complementari. Immagina di essere uno specchio d’acqua… in particolare la linea fittizia che lo separa dall’aria. Δ Mi sento una virgola tra range infiniti – al centro di tutto e in contemporanea in nessun luogo. Perso in me stesso, mi reimbarco sulla Voidorstest e chiedo al cervellone di bordo di dedicarmi una ninnananna. ∴ La voce campionata di Douglas R. Hofstadter comincia a intonare la fuga di Gödel, Escher e Bach, e dei loro Strani Anelli…

Il mio amuleto non esiste più: il legame metafisico che ci rendeva entrambi una cosa sola si è annichilito in maniera irreversibile, beffando, tra l’altro, ciò che rimane del cadavere di M. Lavoisier ∴ Nulla si crea, ma qualcosa, a quanto pare, si distrugge, mentre il resto si trasforma ■ Nel frattempo, il mio Arcinemico è riuscito a confondere ogni traccia del Suo passaggio, lasciandomi solo briciole che, nella più dorata delle ipotesi, non sono altro che innocui specchietti per le allodole. Non mi troverai mai, Pistolero, siamo sinceri! Quando, anzi se mi sconfiggerai, sarà perché avrò deciso in tal senso. E guardandomi dentro posso già rivelarti che non ci sono ragioni, neanche potenziali, in grado di giustificare un simile atto suicida ∴ Q.E.D.

#7

– Che poi, mi domando – monologa Wendy, – perché i girasoli? A parte seguire il Sole, cos’altro li rende affascinanti? L’olio? L’olio, mm, sicuramente utile in cucina… Ma affascinante? Assolutamente no – e in ogni caso preferisco quello d’oliva. Il colore, forse? O magari la forma? Niente di tutto questo. A parità di aspetto, meglio le margherite, le cui dimensioni, se non altro, sono aggraziate. L’estetica non c’entra, è evidente. Perché proprio i girasoli, allora? Dimmelo – dice rivolgendosi direttamente a Logan – e sarete di nuovo liberi.
– Le foglie – risponde Logan. – Ho scelte i girasoli per le loro foglie.
– La punta – commento quasi tra me e me.
– La punta? – dice Wendy, per poi scendere di corsa dalla casetta sull’albero.
– Foglie acuminate – aggiungo – con apici simili a uncini.
I Bimbi Sperduti ci raggiungono e mi liberano. Wendy è subito dietro di loro.
– Dov’è il mio Peter? – dice Wendy a Logan, gli occhi lucidi, a un nonnulla dal pianto. – Dimmi dove si trova e il Coccodrillo pranzerà con qualcos’altro.
Logan ha lo sguardo perso nel vuoto ma in qualche modo vivo, sembra un manichino che per un attimo ha assaporato le emozioni e il loro effetto sulla mente.
– Portatelo alla palude – ordina Wendy ai Bimbi Sperduti – e caricate la sveglia.

#6

Io e Logan ci troviamo in una casetta sull’albero a forma di nave, siamo inginocchiati e abbiamo mani e piedi legati. Di fronte a noi, seduta a terra come un Pellerossa, una ragazza che dice di chiamarsi Wendy.
– Tra di noi è finita per sempre – dice Logan alla ragazza, – devi fartene una ragione. Questa tua svenevole messinscena da ex psicopatica non fa che confermare che ho fatto bene a mollarti.
– Pensi davvero che abbia rapito la tua inutile ombra perché volevo che tornassimo insieme? Sei il solito egocentrico.
Wendy mi racconta di come Logan, a un certo punto della loro storia, avesse iniziato a dedicarsi anima e corpo ai girasole, trascurando tutto il resto… compresa la loro relazione; a ogni suo tentativo di avvicinamento lui reagiva stizzito, per poi dirle con freddezza che i fiori che stava coltivando avrebbero salvato l’universo. Il capitolo successivo è ormai noto: Logan lascia Wendy e lei, per poterlo rivedere, si finge una fatina di nome Campanellino…
– Peccato, mio caro ex – aggiunge Wendy, – che la tua operazione messianica lo stia uccidendo, l’universo, anziché salvarlo.
– Di cosa sta parlando? – dico a Logan.
– Te lo dico io che diavolo sta succedendo, pistolero – mi dice Wendy. – Man mano che i fiori di Logan proliferano, la gioia della nostra città diminuisce, come se ognuno di quei girasole fosse un buco nero da dove niente, nemmeno un sorriso, è in grado di fuggire.
Stronzate – dice Logan, gli occhi iniettati di sangue. – Quando i miei girasole sbocceranno, da ciascuno di loro nascerà una vera fatina che, con la sua speciale luce, illuminerà tutti i luoghi più oscuri dell’universo, non solo di Westlake. Abbasso le fatine fake!

#5

Scendiamo dal bus e veniamo circondati da sei adolescenti trap.
– Campanellino vuole vedervi – dice il più alto di loro, un ragazzo estremamente longilineo con più tatuaggi che pelle nuda, praticamente un Young Signorino spinto fino al massimo del suo potenziale estetico di trapper.
– Ah ah ah ah ah, non esiste! – risponde Logan. – Restituitemi la mia ombra, piuttosto… e dite a Campanellino che i suoi profili Twitter può ficcarseli nel culo!
– Siete i Bimbi Sperduti, vero? – dico.
I sei si scambiano uno sguardo, poi sempre il più alto di loro risponde: – Abbiamo l’impressione che tu ci abbia posto una domanda retorica, perciò il tuo dubbio rimarrà tale, poiché se ti rispondessimo sprecheremmo tempo che dovremmo utilizzare, invece, per salvare il mondo.
– Incontreremo Campanellino – dico, – portateci da lei.
– Ma cosa cazzo stai facendo? – mi sussurra Logan. – Sei impazzito?
– È un rischio che dobbiamo correre.
– Merda, merda, merda! Odio non avere alternative.
Qualcuno mi incappuccia – cala l’oscurità.

#4

Sento che sta per tornare. Cosa mi toglierà, stavolta? Il frisbee mi completava, ma nello spirito – la carne viaggia su una frequenza diversa. Ma se stavolta, invece, il Coccodrillo volesse saziarsi proprio con della carne? Con delle mani, per esempio? Tic tac. Me la do a gambe, incappando, però, in un loop. Tic. Troppo tardi, accidenti! Tic tac tic tac tic tac tic tac. Il Coccodrillo, che voleva solo chiedermi l’ora, mi dice che la prudenza non è mai troppa. Tac.
– Ehi, siamo arrivati – mi sussurra Logan, svegliandomi con uno strattone educato ma deciso.