#7

– Che poi, mi domando – monologa Wendy, – perché i girasoli? A parte seguire il Sole, cos’altro li rende affascinanti? L’olio? L’olio, mm, sicuramente utile in cucina… Ma affascinante? Assolutamente no – e in ogni caso preferisco quello d’oliva. Il colore, forse? O magari la forma? Niente di tutto questo. A parità di aspetto, meglio le margherite, le cui dimensioni, se non altro, sono aggraziate. L’estetica non c’entra, è evidente. Perché proprio i girasoli, allora? Dimmelo – dice rivolgendosi direttamente a Logan – e sarete di nuovo liberi.
– Le foglie – risponde Logan. – Ho scelte i girasoli per le loro foglie.
– La punta – commento quasi tra me e me.
– La punta? – dice Wendy, per poi scendere di corsa dalla casetta sull’albero.
– Foglie acuminate – aggiungo – con apici simili a uncini.
I Bimbi Sperduti ci raggiungono e mi liberano. Wendy è subito dietro di loro.
– Dov’è il mio Peter? – dice Wendy a Logan, gli occhi lucidi, a un nonnulla dal pianto. – Dimmi dove si trova e il Coccodrillo pranzerà con qualcos’altro.
Logan ha lo sguardo perso nel vuoto ma in qualche modo vivo, sembra un manichino che per un attimo ha assaporato le emozioni e il loro effetto sulla mente.
– Portatelo alla palude – ordina Wendy ai Bimbi Sperduti – e caricate la sveglia.

#6

Io e Logan ci troviamo in una casetta sull’albero a forma di nave, siamo inginocchiati e abbiamo mani e piedi legati. Di fronte a noi, seduta a terra come un Pellerossa, una ragazza che dice di chiamarsi Wendy.
– Tra di noi è finita per sempre – dice Logan alla ragazza, – devi fartene una ragione. Questa tua svenevole messinscena da ex psicopatica non fa che confermare che ho fatto bene a mollarti.
– Pensi davvero che abbia rapito la tua inutile ombra perché volevo che tornassimo insieme? Sei il solito egocentrico.
Wendy mi racconta di come Logan, a un certo punto della loro storia, avesse iniziato a dedicarsi anima e corpo ai girasole, trascurando tutto il resto… compresa la loro relazione; a ogni suo tentativo di avvicinamento lui reagiva stizzito, per poi dirle con freddezza che i fiori che stava coltivando avrebbero salvato l’universo. Il capitolo successivo è ormai noto: Logan lascia Wendy e lei, per poterlo rivedere, si finge una fatina di nome Campanellino…
– Peccato, mio caro ex – aggiunge Wendy, – che la tua operazione messianica lo stia uccidendo, l’universo, anziché salvarlo.
– Di cosa sta parlando? – dico a Logan.
– Te lo dico io che diavolo sta succedendo, pistolero – mi dice Wendy. – Man mano che i fiori di Logan proliferano, la gioia della nostra città diminuisce, come se ognuno di quei girasole fosse un buco nero da dove niente, nemmeno un sorriso, è in grado di fuggire.
Stronzate – dice Logan, gli occhi iniettati di sangue. – Quando i miei girasole sbocceranno, da ciascuno di loro nascerà una vera fatina che, con la sua speciale luce, illuminerà tutti i luoghi più oscuri dell’universo, non solo di Westlake. Abbasso le fatine fake!

#5

Scendiamo dal bus e veniamo circondati da sei adolescenti trap.
– Campanellino vuole vedervi – dice il più alto di loro, un ragazzo estremamente longilineo con più tatuaggi che pelle nuda, praticamente un Young Signorino spinto fino al massimo del suo potenziale estetico di trapper.
– Ah ah ah ah ah, non esiste! – risponde Logan. – Restituitemi la mia ombra, piuttosto… e dite a Campanellino che i suoi profili Twitter può ficcarseli nel culo!
– Siete i Bimbi Sperduti, vero? – dico.
I sei si scambiano uno sguardo, poi sempre il più alto di loro risponde: – Abbiamo l’impressione che tu ci abbia posto una domanda retorica, perciò il tuo dubbio rimarrà tale, poiché se ti rispondessimo sprecheremmo tempo che dovremmo utilizzare, invece, per salvare il mondo.
– Incontreremo Campanellino – dico, – portateci da lei.
– Ma cosa cazzo stai facendo? – mi sussurra Logan. – Sei impazzito?
– È un rischio che dobbiamo correre.
– Merda, merda, merda! Odio non avere alternative.
Qualcuno mi incappuccia – cala l’oscurità.

#4

Sento che sta per tornare. Cosa mi toglierà, stavolta? Il frisbee mi completava, ma nello spirito – la carne viaggia su una frequenza diversa. Ma se stavolta, invece, il Coccodrillo volesse saziarsi proprio con della carne? Con delle mani, per esempio? Tic tac. Me la do a gambe, incappando, però, in un loop. Tic. Troppo tardi, accidenti! Tic tac tic tac tic tac tic tac. Il Coccodrillo, che voleva solo chiedermi l’ora, mi dice che la prudenza non è mai troppa. Tac.
– Ehi, siamo arrivati – mi sussurra Logan, svegliandomi con uno strattone educato ma deciso.

#3

Logan dice che la sua stalker @campanellino gli ha appena dedicato il ventiduesimo tweet della giornata.
– Non riesco a liberarmene – aggiunge. – Se la blocco, rispunta subito con un nuovo profilo.
– Cosa dice?
– Che non devo fidarmi di te.
– Non hai motivo di credere alle mie buone intenzioni, teoricamente ha ragione.
– La sua è banale gelosia. Con i suoi tweet spera di controllarmi. Penso che la mia ombra l’abbia rapita lei… Negli ultimi quaranta giorni il volume dei suoi tweet è aumentato in modo esponenziale!
– Cos’hai scoperto?
Logan mi parla della probabile posizione geografica di @campanellino, che avrebbe individuato grazie a un team di hacker anonimi, i Bimbi Sperduti.
– È a un’oretta di autobus – specifica.
– Compro i biglietti.

#2

– Quaranta giorni fa.
– Però!
– Vorrei andare a vivere in un posto dove la luce non esiste. Ma so bene che un luogo del genere non c’è, che il mio desiderio è un’isola.
– Anch’io non trovo più qualcosa che mi apparteneva e la cui vicinanza, adesso che ci penso, mi faceva sentire completo: il mio frisbee.
– Uh.
– Ho cominciato questa mia avventura siderale con la mente resettata, come se, un attimo prima, qualcosa o qualcuno mi avesse cancellato la memoria e la coscienza, lasciandomi come unico elemento familiare della mia nuova vita quel dannato disco.
– Che fine ha fatto?
– Non ne ho idea. Ma sento che è cambiato, che la sua forma, ora, è un’altra. Spero solamente di riconoscerlo, quando i nostri continuum si incroceranno di nuovo.
– Cos’altro senti?
– Mm, ti sembrerà strano – e a me lo sembra nonostante quanto stia per dirti sia un mio pensiero – ma sento che i nostri Graal sono collegati.

#1

Il biondino che mi siede di fronte crede di aver perso la sua ombra.
– Come ti chiami? – gli dico.
– Peter. Peter Pan.
La pancia mi sussurra di mandare affanculo questo pazzo. Tuttavia sono atterrato a Westlake per un motivo, che comunque, non devo dimenticarlo, continuo a conoscere solo in parte – nella parte utile, spero. Fortuna che il caffé che servono in questo bar è buono, ne ho già ordinato una seconda tazzina.
– Gli altri come ti chiamano? – aggiungo.
– Logan. Logan Paul.
Guardo il pavimento… e sì, confermo la diagnosi: sono in compagnia di un pazzo, la sua ombra è dove dovrebbe essere – non che mi servissero conferme, eh.
– Quand’è stata l’ultima volta che tu e la tua ombra siete stati insieme? – la colazione è una delle mie parentesi di cazzeggio: finché la mia tazzina è piena, starò al gioco.