Viaggi che diventano loop, falsi movimenti, illusioni reali come la parete ipnotica di un trompe-l’oeil di carne viva. Sono in trappola, ma anche libero di immaginare la mia fuga. La Leva del Caos è la mia unica possibilità di salvezza. Ma stavolta sarà diverso, perché se in passato l’ho attivata più per errore che per altro, d’ora in poi, incassata la lezione, mi servirò del suo potere con un desiderio in testa: vincere. L’esito è sia certo che incerto; sì, frustrante… ma va bene così perché è esattamente nella zona grigia che separa i due esiti che spero di fagocitare la quinta dimensione ≅ Leva del Caos: arma cromata e dagli output aleatori descritta da un manuale che può essere vero o falso ■

Non Mi servi tutto, Mi basta un tuo pezzo, anche minuscolo, trascurabile. Ho imparato ad attaccare il nemico senza che lui si accorga di Me. E nel caso te lo stessi chiedendo: sì, per te è già tardi – nessuno di noi due può tornare indietro. Ricordo un virus informatico, hai ragione. Ma con una differenza rilevante: le Mie copie sono perfette quanto Me, hanno la Mia stessa capacità di liberare la vita dal caos della libertà. Il tuo predecessore e mentore Mi rispettava. Ti sei mai chiesto perché abbia rinunciato alla caccia, alla sua pistola? Non devi rispondere… domanda retorica: fare l’eroe ti ha confuso, distratto, ti ha infettato per poi trasformarti in qualcosa che non riconosci più. Fossi in te, comincerei a domandarmi quale sia il virus da debellare ↔ Come eroe, sarai sempre al di sotto delle tue aspettative; mentre, invece, come Mio alleato saresti perfetto, in quanto applicheresti una cieca legge naturale: cieca, perché la natura materiale non ha intelligenza né libertà.

La sonnolenza residua è una colata di nirvana imperfetto, uno stato di appagamento solo virtuale attraverso cui, in filigrana, vedo una sagoma mutevole, ora umanoide, ora un po’ meno, nel secondo caso, in particolare, più lucertola che scimmia. Non è forse un indizio, questo, che va nella direzione della tesi di cui sono sempre più convinto, e cioè che il mio Arcinemico ha una nuova forma, e magari anche un nuovo nome? Perché quella sagoma mi fa sentire come mi facevano sentire i precedenti avatar della mia nemesi: in dovere di rimuoverla da questo continuum. I miei neuroni specchio non registrano presenze se non la mia. Mm, strano, stranissimo… impossibile. Perché ti ostini a non vedere? Se Io ∃, tu ∃ ■

Probabilmente ha ragione, quando dice che il futuro non può essere cambiato. Ma allora, mi domando, perché continuare? Dove nasce, questa forza che sento bruciarmi dentro? E poi gli specchi, ma anche tutti quegli altri corpi che riflettono, che restituiscono qualcosa. In che modo devo dirtelo, eh? Neanche viaggiare nel tempo ti sarebbe di aiuto. Il futuro e il passato sono speculari e complementari. Immagina di essere uno specchio d’acqua… in particolare la linea fittizia che lo separa dall’aria. Δ Mi sento una virgola tra range infiniti – al centro di tutto e in contemporanea in nessun luogo. Perso in me stesso, mi reimbarco sulla Voidorstest e chiedo al cervellone di bordo di dedicarmi una ninnananna. ∴ La voce campionata di Douglas R. Hofstadter comincia a intonare la fuga di Gödel, Escher e Bach, e dei loro Strani Anelli…

Il mio amuleto non esiste più: il legame metafisico che ci rendeva entrambi una cosa sola si è annichilito in maniera irreversibile, beffando, tra l’altro, ciò che rimane del cadavere di M. Lavoisier ∴ Nulla si crea, ma qualcosa, a quanto pare, si distrugge, mentre il resto si trasforma ■ Nel frattempo, il mio Arcinemico è riuscito a confondere ogni traccia del Suo passaggio, lasciandomi solo briciole che, nella più dorata delle ipotesi, non sono altro che innocui specchietti per le allodole. Non Mi troverai mai, Pistolero, siamo sinceri! Quando, anzi se Mi sconfiggerai, sarà perché avrò deciso in tal senso. E guardandomi dentro posso già rivelarti che non ci sono ragioni, neanche potenziali, in grado di giustificare un simile atto suicida ∴ Q.E.D.

#7

– Che poi, mi domando – monologa Wendy, – perché i girasoli? A parte seguire il Sole, cos’altro li rende affascinanti? L’olio? L’olio, mm, sicuramente utile in cucina… Ma affascinante? Assolutamente no – e in ogni caso preferisco quello d’oliva. Il colore, forse? O magari la forma? Niente di tutto questo. A parità di aspetto, meglio le margherite, le cui dimensioni, se non altro, sono aggraziate. L’estetica non c’entra, è evidente. Perché proprio i girasoli, allora? Dimmelo – dice rivolgendosi direttamente a Logan – e sarete di nuovo liberi.
– Le foglie – risponde Logan. – Ho scelte i girasoli per le loro foglie.
– La punta – commento quasi tra me e me.
– La punta? – dice Wendy, per poi scendere di corsa dalla casetta sull’albero.
– Foglie acuminate – aggiungo – con apici simili a uncini.
I Bimbi Sperduti ci raggiungono e mi liberano. Wendy è subito dietro di loro.
– Dov’è il mio Peter? – dice Wendy a Logan, gli occhi lucidi, a un nonnulla dal pianto. – Dimmi dove si trova e il Coccodrillo pranzerà con qualcos’altro.
Logan ha lo sguardo perso nel vuoto ma in qualche modo vivo, sembra un manichino che per un attimo ha assaporato le emozioni e il loro effetto sulla mente.
– Portatelo alla palude – ordina Wendy ai Bimbi Sperduti – e caricate la sveglia.

#6

Io e Logan ci troviamo in una casetta sull’albero a forma di nave, siamo inginocchiati e abbiamo mani e piedi legati. Di fronte a noi, seduta a terra come un Pellerossa, una ragazza che dice di chiamarsi Wendy.
– Tra di noi è finita per sempre – dice Logan alla ragazza, – devi fartene una ragione. Questa tua svenevole messinscena da ex psicopatica non fa che confermare che ho fatto bene a mollarti.
– Pensi davvero che abbia rapito la tua inutile ombra perché volevo che tornassimo insieme? Sei il solito egocentrico.
Wendy mi racconta di come Logan, a un certo punto della loro storia, avesse iniziato a dedicarsi anima e corpo ai girasole, trascurando tutto il resto… compresa la loro relazione; a ogni suo tentativo di avvicinamento lui reagiva stizzito, per poi dirle con freddezza che i fiori che stava coltivando avrebbero salvato l’universo. Il capitolo successivo è ormai noto: Logan lascia Wendy e lei, per poterlo rivedere, si finge una fatina di nome Campanellino…
– Peccato, mio caro ex – aggiunge Wendy, – che la tua operazione messianica lo stia uccidendo, l’universo, anziché salvarlo.
– Di cosa sta parlando? – dico a Logan.
– Te lo dico io che diavolo sta succedendo, pistolero – mi dice Wendy. – Man mano che i fiori di Logan proliferano, la gioia della nostra città diminuisce, come se ognuno di quei girasole fosse un buco nero da dove niente, nemmeno un sorriso, è in grado di fuggire.
Stronzate – dice Logan, gli occhi iniettati di sangue. – Quando i miei girasole sbocceranno, da ciascuno di loro nascerà una vera fatina che, con la sua speciale luce, illuminerà tutti i luoghi più oscuri dell’universo, non solo di Westlake. Abbasso le fatine fake!