una straordinaria luminosità

Il nome del guardiano è Girra. E si racconta che abbia mangiato Suo fratello Gibil, prima di diventare Girra.

Girra è fuoco, il falò è Girra.

Beh voh tah mo en tah beh geh sah bah bah loh en

Un’altra falsa Nuska – dice, frustrato, il falò. – Il tuo vero nome, strega, ha i giorni contati… I tuoi giochetti hanno le gambe corte!

Di Inana non rimane nulla, a parte un leggerissimo odore di carne bruciata. La sua richiesta, così piena di amore per la Tempesta, così piena di amore, è per me carburante.

guardiano numero 2 (ripresa)

Il falò è la metà per cui sanguinerai, mentre Inana non è che l’avanguardia da sacrificare, il soldato leggero che precede il grosso del nemico… lasciala a me.

Il vecchio cacciato dalle streghe mi chiede di passeggiare con lui.

Accetto, ma subito lo abbandono per accodarmi, senza volerlo, a Inana.

Presto, io e la strega superiamo insieme il cerchio danzante.

– Le femmine, qui – dice, – fanno cose da maschi e vogliono che i maschi facciano cose da femmine. Ridicolo! Dovremmo essere ciò che amiamo… no? – Sorride. – Uffa, vorrei tanto ricordare il titolo della canzone!

Entra nel falò e prima di iniziare a morire dice che la tempesta le mancherà, mi chiede di dirle che le mancherà.

Al tuo fianco… ricordi? Adesso tocca a te.

ॐ क्रीं कालिकायै नमः

Il fuoco ammalia… ti ammalia. Perfettamente naturale, ma per fortuna anche reversibile. Sono sempre stata al mio posto… al tuo fianco, a tenere fede al nostro patto di carne. Godi ancora, quando ricordi la nostra unione? Facciamo tutto nel Suo nome, non dimenticarlo mai… Perché se dimentichi tutto, se non rimani sul sentiero che abbiamo tracciato con le nostre carni, beh, tutto sarà stato vano… l’allucinazione diventerà la nuova legge e a quel punto nessuno di noi potrà più nulla… nemmeno Lui, che, per quanto inibito, incatenato, rimane comunque al di sopra di tutto. Ti ho visto suonare, ho visto la tua chitarra cadere. So perché l’hai lasciata andare. Ma Inana è solo un mezzo. Stavolta il guardiano è duale e le tue mani, pertanto, dovranno essere quattro.

note di carattere cosmico, ctonio-tellurico e finanche psichico

Raccolgo una chitarra elettrica e inizio a suonare il primo brano che mi viene in mente:

Come a little bit closer
And get untied
In a hearse rollin’ over
Just a track in the line
Fuck it

Le ferite che ho subito durante la battaglia con il guardiano numero 1 bruciano, poiché il movimento delle dita prese dalle corde scuote anche l’emisfero sinistro del mio cervello.

Come on, let’s go drivin’
Come on, let’s take a little ride
Life’s a study of dying
How to do it right

Le mie note, intanto, catturano l’interesse di una giovane strega dai capelli rossi, la quale, dopo aver sibilato la mia canzone, si masturba senza però raggiungere l’orgasmo, per poi tornare, con fare colpevole, dalle sue sorelle.

Interrompo la performance e lascio cadere la chitarra.

le regole dell’attrazione come un sabba per giovani adulti

Una strega di nome Inana ha appena regalato l’orgasmo, tramite cunnilinguo, a una delle sue sorelle sabbatiche.

La seconda strega, mentre i vapori della lussuria trasudano dalla sua carne paga, strappa un calice di ambrosia, che poi trangugia, dalle mani di un vecchio dall’età indefinibile.

– Torna nel tuo porcile – dice Inana all’uomo – e porta con te questo imbecille – conclude, indicandomi con un cenno austero del viso.

Nel frattempo, il cerchio danzante intorno al falò prosegue il suo canto:

zod ah mah rah na ee es lah gee roh sah

guardiano numero 2

Il falò ha un’anima solo in parte antroposofica. Le sue lingue, infatti, sono biforcute come le onde che, a ritmi precristiani, soffia sottopelle; onde che (forti ma soprattutto testarde) riescono persino a sfiorare il आकाश, come se il fuoco fosse un tamburo pazzo ma lucido… la carne, invece, un timpano giovane ma dal potenziale oscuro non irrilevante.

Le streghe, intanto, danzano attorno al falò cantando in una lingua che non conosco:

vee nu nohno kee ah seh peh teh poh ah ma lah deh zod

– È sabato, – mi dice una di loro, – non dovresti essere qui.

il valore atteso

Questa mia vittoria (vittoria?) rivela, senza urlarla, una possibile verità: il surplus ontologico di un demone, quando il suo nome perde la protezione di una logica ad hoc tutta esoterica, decresce, fino a morire, a una velocità direttamente proporzionale all’aumentare delle contraddizioni.

Qui, in pratica, le vittorie sono influenzate dallo scorrere del tempo anche se le diatribe si sviluppano, coerenti, nello stesso continuum condiviso – la sconfitta è giusta solo se il surplus ontologico è calcolabile a priori.

Ma poiché il surplus, in fin dei conti, è solo un modo per legittimare l’idea secondo cui tutto è continuum, la possibilità di una vittoria, in sintesi, non è poi così diversa dalla possibilità di una verità