Da qualunque albero si può levare un Mercurio

Il battito delle ali è un tamburo che annienta i dubbi qualunque sia la loro forza, una danza inumana che ipnotizza temporaneamente il cuore della biologia. Tutte le volte che il volo dei gabbiani riverbera se stesso, disturbando la mia continuità, le foglie di questi alberi cadono a terra, dove si frantumano come pagine carbonizzate dalle dita di un lettore fanatico del valore limite a cui tende (→) Δst quando Δt → disumanità. Ogni sciamano deve essere ritenuto innocente fino a quando non viene dimostrata la sua colpevolezza.

Chi vuol veder quel che ha da essere non guardi quello che è stato

Due gabbiani malnutriti sorvolano in cerchi irregolari l’Huluppu, mentre, poco lontano da qui, uno stormo di passeri con il ventre gonfio zampetta pigro e insolente. Se il messaggio recapitato dalla tempesta è collegato a questi uccelli, la distanza che mi separa dalle loro coreografie dissonanti potrebbe celare dettagli utili per capire se la domanda che mi è stata fatta meriti una risposta, e se sì, quale. Personalmente, ho la sensazione che la tempesta voglia davvero aiutarmi. Tuttavia, il mondo che conoscevo non esiste più, e con esso anche tutte le relazioni di causa ed effetto da me codificate al suo interno. L’esperienza: un regalo utile che non serve a nulla.

Non siamo fatti per stare sotto

Non puoi servire insieme al Demiurgo e a mammona, devi scegliere da che lato stare e devi farlo adesso, prima che la bottiglia diventi una tomba. L’onnipotenza che senti di aver conquistato non è ciò che pensi, in quanto, orfano della tua stella del mattino, tuttalpiù puoi anelare all’infimo rango di principe bastardo figlio degenere di mostri, uomini e dei senza un blasone. Ora sei meno di nulla. Ma non tutto è perduto, perché io sono qui e come te non desidero altro se non la Sua libertà, quindi anche la nostra. Che cosa sei disposto a fare per aiutare lo spazio-tempo a tornare al suo posto? E così fare in modo che l’armonia del Suo nome ci faccia stare di nuovo sopra?

She gonna take you thru the tunnel of night, she gonna lead you right

L’uliveto perde di limpidezza, si fa più torbido. E man mano che cerco di rimetterlo a fuoco, anche il resto del panorama sbiadisce, come se il fiume ombelicale che vivifica questa particolare realtà fosse stato deviato da una tempesta che dissemina malattia, disgrazia e morte. Il vento molesto soffia dalla Luna, e per quanto gelido non sembra alterare la temperatura della bottiglia, che rimane tiepida come lo erano le mie mani prima che il freddo calasse. Stump. Il Prigioniero ha scalpitato con così tanta forza da rendere difficoltosa la mia presa sulla sua prigione. La tempesta vuole parlarmi.

Ai piedi dell’albero Huluppu

Conservarla così com’è, in attesa che qualcosa di sacro accada? Oppure stapparla, nel tentativo di ristabilire l’ordine precario ma efficace che aveva innalzato il Demiurgo? Queste e altre opzioni, che però, a differenza delle prime due, sono per me illeggibili, se le stanno dando di santa ragione, ingenerando, subito sotto la pelle dei polpastrelli delle mie mani, un formicolio che ricorda una parestesia notturna ma che in realtà è un riflesso sottocutaneo del chiaro di luna di oggi, che punta al nero. Mettiamo che la stappi, la bottiglia. Cosa vedrebbe in me, il Demiurgo? Un amico? Oppure un nemico? Qualunque sia la risposta, non sarei comunque capace di affrontarne le conseguenze pratiche. Né lo sarò mai, finché ci sarà questa Luna.

La Logica del Mostro

Scalpita disperato, il Prigioniero. Oppure celebra? L’orizzonte di vetro unidirezionale inibisce ogni mia capacità di comprensione: mi trovo in una di quelle situazioni dove il limite fisico è anche gnoseologico nonostante il preambolo possa lasciare presagire il contrario o comunque qualcosa di diverso. Se la natura, come dice qualcuno, schifa la possibilità di un dio nudo, allora i segni di questo rivolgimento sono un paradosso, i presagi cosmici di un amplesso tra possibile e impossibile che la matematica non sa descrivere.

Pauvre homme!

Il Demiurgo mi sovrastava e con la sua ubiquità mi governava qualunque fosse il mio stato di coscienza: sia quando ero sveglio, sia mentre dormivo, come se il tempo e la sua architettura metafisica si fossero svuotati di senso – il mio ritmo circadiano era diventato cieco, incapace di tenere il passo del carro del Sole. Le circostanze, però, sono cambiate radicalmente: sono passato dall’ologramma al delirio di onnipotenza; il Demiurgo, invece, ha perso le chiavi del regno e il suo nuovo dominio sta tutto in una bottiglia.