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Primo pomeriggio. Thomas e la sua amica di lunga data Cora passeggiavano insieme tra le querce di Villa Diana.

Un bambino, che correva e impugnava una Nintendo Switch Lite, tagliò loro la strada, inciampò su se stesso e cadde a terra.

– La scogliera – disse Cora. – È apparsa in tutte le rievocazioni, no?

Thomas annuì.

Cora aiutò il bambino ad alzarsi, mentre Thomas raccolse da terra la Switch Lite, che poi rese al suo giovane possessore, il quale, mormorato un “grazie”, si rimise subito a correre.

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Il totem cittadino, sia chiaro, restituiva sempre qualcosa.

Il problema del Totem non era, dunque, la sua capacità di essere ciò che era, ma, piuttosto, quel qualcosa, che nel caso di Thomas aggiungeva foschia alla foschia, soprattutto se l’argomento era quel ricordo così inafferrabile, ormai sempre più chimera.

Non so

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Sono ciò che sono, ma anche ciò che penso di essere.

La rievocazione di quel particolare ricordo (forse rimosso; forse, chissà, solo immaginato) era per Thomas un’ossessione, invece, fin troppo concreta.

Il che era quantomeno bizzarro, considerando, innanzitutto, la fosca cortina di indeterminatezza che avvolgeva l’intera recherche.

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Quando accedeva a una memoria, Thomas, in generale per nulla erratico, la rievocava in maniera sempre diversa.

Un ricordo, in particolare, sfidava la sua capacità di accesso.

Il totem cittadino era di aiuto, a volte. Ma non per quello specifico ricordo, i cui tratti così cangianti sembravano immuni persino alla serendipità.