Gerasa

Non si arriva mai, adesso che ci penso… Qualunque sia la destinazione. Tutto ciò che faccio è un inseguire continuo. Eterno? Forse. Forse consapevole, forse no. Chi può dirlo? Non importa, in fin dei conti. E il motivo è semplice: quando le fondamenta di questa vita cederanno, risvegliando il serpente dell’apocalisse onnicomprensiva, non ci saranno più messaggi, né tantomeno messaggeri in grado di ostacolare la mia identità: il mio nome sarà Costellazione – saremo in molti, sarò tutto.

E come l’oro puro s’è mutato in vil piombo?

Lo spirito residuo di un dannato senza volto cerca disperatamente di aggrapparsi alle esalazioni tridimensionali della mia ontologia, i cui confini psicogeografici sono però sfocati, privando, in questo modo, sia me che il vile dannato di ogni possibilità di salvezza dal complotto architettato da ciò che sta in alto.

Lo specchio capovolto

Mi sento onnipotente, invisibile al pandemonio che mi bracca. Ma è solo un’illusione, lo scherzo malato di una forza entropica che ha imparato a imitare la fenomenologia del Demiurgo. Svelato l’inganno, l’illusione continua, ma disarmata, solo umana.

In questo delirio collettivo anisotropo

I sensi continuano a secernere gocce di epica sulla mia corteccia cerebrale. Metto gli occhiali da Sole, tuttavia, inaspettatamente, lo spazio-tempo percepito, invece di consolidarsi, si fa ancora più rarefatto, costringendo la mia anima di carne a elaborare, per un tempo che non posso misurare, altri input nonlineari.

Il canto di Pisinoe

Non fa che piovere, non vedo il Sole da giorni, ho la sensazione di essere parte di una realtà completamente nuova, non di una fase, come se piovesse anche sui miei pensieri, ormai quasi assuefatti a questa modalità, in un certo senso anfibia, dell’esserci, che però il mio cuore, fortunatamente, continua a respingere.