世界の中心でアイを叫んだけもの

Il pianeta si spacca in due e la frattura così creatasi svela presto il suo senso: un’immane trappola per uccelli che non lascia scampo, nemmeno a quelle ali che, fino a un attimo fa, mi erano sembrate inarrestabili, che neanche la tempesta aveva mandato in stallo. I miei sensi e il mio corpo sono su di giri, è come se una divinità in calore mi stesse respirando sul cervello. Il pianeta si è veramente spaccato? Dove finisce il mio mondo interiore? E dove comincia il resto? Il pianeta è di nuovo integro. Tutto è tornato alla normalità non appena ho accettato l’offerta della tempesta. La Verità risiede tra i piedi e le ginocchia ed è un quadrato di colore giallo.

Nādevo devam arcayet

Pare tanto fragile, vero? I tuoi muscoli, in confronto, sembrano la manifestazione di carne del Mjöllnir, un portento semidivino con capacità che sovrastano sia il tuo arsenale biologico più profondo, sia i poteri del nostro creatore, il cui vero nome è un anatema che ha già mietuto troppe vittime, e che quindi non pronunceremo né ora né mai. Non è con la forza che possiamo liberare il Demiurgo, né tantomeno con l’astuzia. Quella bottiglia, in realtà, è soltanto il simulacro falsamente innocuo di una prigione multidimensionale sorvegliata da tre guardiani che nessuno di noi due, in solitudine, può superare. Ho inciso un glifo sul tronco morente dell’Huluppu. Se lo attiviamo insieme, uno più uno sarà uguale a quattro.

Da qualunque albero si può levare un Mercurio

Il battito delle ali è un tamburo che annienta i dubbi qualunque sia la loro forza, una danza inumana che ipnotizza temporaneamente il cuore della biologia. Tutte le volte che il volo dei gabbiani riverbera se stesso, disturbando la mia continuità, le foglie di questi alberi cadono a terra, dove si frantumano come pagine carbonizzate dalle dita di un lettore fanatico del valore limite a cui tende (→) Δst quando Δt → disumanità. Ogni sciamano deve essere ritenuto innocente fino a quando non viene dimostrata la sua colpevolezza.

Chi vuol veder quel che ha da essere non guardi quello che è stato

Due gabbiani malnutriti sorvolano in cerchi irregolari l’Huluppu, mentre, poco lontano da qui, uno stormo di passeri con il ventre gonfio zampetta pigro e insolente. Se il messaggio recapitato dalla tempesta è collegato a questi uccelli, la distanza che mi separa dalle loro coreografie dissonanti potrebbe celare dettagli utili per capire se la domanda che mi è stata fatta meriti una risposta, e se sì, quale. Personalmente, ho la sensazione che la tempesta voglia davvero aiutarmi. Tuttavia, il mondo che conoscevo non esiste più, e con esso anche tutte le relazioni di causa ed effetto da me codificate al suo interno. L’esperienza: un regalo utile che non serve a nulla.

Non siamo fatti per stare sotto

Non puoi servire insieme al Demiurgo e a mammona, devi scegliere da che lato stare e devi farlo adesso, prima che la bottiglia diventi una tomba. L’onnipotenza che senti di aver conquistato non è ciò che pensi, in quanto, orfano della tua stella del mattino, tuttalpiù puoi anelare all’infimo rango di principe bastardo figlio degenere di mostri, uomini e dei senza un blasone. Ora sei meno di nulla. Ma non tutto è perduto, perché io sono qui e come te non desidero altro se non la Sua libertà, quindi anche la nostra. Che cosa sei disposto a fare per aiutare lo spazio-tempo a tornare al suo posto? E così fare in modo che l’armonia del Suo nome ci faccia stare di nuovo sopra?

She gonna take you thru the tunnel of night, she gonna lead you right

L’uliveto perde di limpidezza, si fa più torbido. E man mano che cerco di rimetterlo a fuoco, anche il resto del panorama sbiadisce, come se il fiume ombelicale che vivifica questa particolare realtà fosse stato deviato da una tempesta che dissemina malattia, disgrazia e morte. Il vento molesto soffia dalla Luna, e per quanto gelido non sembra alterare la temperatura della bottiglia, che rimane tiepida come lo erano le mie mani prima che il freddo calasse. Stump. Il Prigioniero ha scalpitato con così tanta forza da rendere difficoltosa la mia presa sulla sua prigione. La tempesta vuole parlarmi.

Ai piedi dell’albero Huluppu

Conservarla così com’è, in attesa che qualcosa di sacro accada? Oppure stapparla, nel tentativo di ristabilire l’ordine precario ma efficace che aveva innalzato il Demiurgo? Queste e altre opzioni, che però, a differenza delle prime due, sono per me illeggibili, se le stanno dando di santa ragione, ingenerando, subito sotto la pelle dei polpastrelli delle mie mani, un formicolio che ricorda una parestesia notturna ma che in realtà è un riflesso sottocutaneo del chiaro di luna di oggi, che punta al nero. Mettiamo che la stappi, la bottiglia. Cosa vedrebbe in me, il Demiurgo? Un amico? Oppure un nemico? Qualunque sia la risposta, non sarei comunque capace di affrontarne le conseguenze pratiche. Né lo sarò mai, finché ci sarà questa Luna.